Alchimia della Natura

Alchimia della Natura

 

Alchimia con la natura

Il magico mondo dei simboli

Un Omaggio per Sant’Agostino a Prato

La Piscina Romana

L’esposizione di Bruxelles

 

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Alchimia con la natura

Rolando Stefanacci alchi foto 1All’ingresso del cancello della villa “Le Querciolaie” all’entrata di Monteverdi Marittimo c’è un cartello: “Rolando Stefanacci – scultore”, la riproduzione di alcune sue sculture e la frase “Alchimia con la natura”. Un binomio che gli ècongeniale: quella scienza alchemica che Stefanacci approfondisce da lunghi anni applicata ora alla natura dell’immenso parco che circonda la villa cinquecentesca dove Stefanacci ha trovato da anni la quiete per i suoi “ozi Iavorativi”. Un parco ricco di querce e di lecci secolari, di macchia mediterranea e di fiori di ogni tipo “emergenti” da una terra che gli ha donato quella pietra alberese colore giallo – rosa con cui poi ha realizzato tante delle sue sculture e di cui si è servito per costruire alcune originali villette immerse nella vegetazione.
Da tempo Stefanacci ha codificato il suo lavoro in una monografia che abbraccia il suo lavoro fino al 1998. Un lavoro che proprio negli ultimi anni ha assunto aspetti di grande interesse per la qualità del prodotto ma soprattutto per quei significati esoterici sottesi ma intuibili negli elementi compositivi. “L’arte – dice Stefanacci – è alchimia”. E continua: “Fin dai tempi più antichi, già da quando gli uomini si erano appena scostati dallo stato di natura, l’artista comprende che la materia è composta da elementi. Distillando i colori da vegetali, terre, ossidi e minerali, ne prova a delineare le forme, attraverso scene rappresentative di eventi, e geroglifici da usare quale primordiale, ma universale veicolo di comunicazione. Egli intuisce che può usare ogni materiale, legno e pietra, metalli e quant’altro il meraviglioso universo con lui condivide. Sente l’irrefrenabile bisogno di onorare quelle forze, che gli permettono e quasi lo costringono, a comporre e scomporre secondo la sua intimistica percezione, templi, monumenti e rappresentazioni divine.

“Ma perché – chiediamo – l’arte è alchimia?”. “In tale infinita ricerca – aggiunge Stefanacci – l’artista (ma anche l’uomo) si scopre egli stesso frutto di un processo alchemico. E si riconosce completamente assorbito nel ciclo di composizioni e scomposizioni, in ciò non diversamente dalla materia che ha plasmato e dagli oggetti che ha rappresentato. Percepisce in un istante di essere, egli per primo, opera di un artista sublime ed eterno, per tale via compenetrandosi con l’essenza animica che vivifica l’universo. E tale profonda consapevolezza dell’incessante alternanza di composizioni e scomposizioni che ha consentito la mia stessa esistenza, della quale l’arte è la suprema espressione.
Sull’abbrivo di questa concezione che germina da approfonditi studi sulla conoscenza (“Meglio incamminarsi nel buio profondo – afferma – che fermarsi a guardare le cose superficiali”) Stefanacci negli ultimi anni è andato avanti nello studio delle dottrine ermetiche, di quella “grande opera” che è l’alchimia, una parola che ha origini antichissime, in Grecia e in Egitto, ma che in sostanza si rivela una scienza ermetica che affonda le basi nella permutazione delle forme attraverso lo spirito.
Nel tempo Stefanacci ha ottenuto consensi e gratificazioni al suo lavoro, come artista ma anche come uomo. Tra le tante da ricordare uno scritto del professor Antonio Bagni in occasione di un intervénto artistico di Stefanacci nel cimitero di Agliana in Toscana dove ha decorato una cappella con splendide ceramiche. Parole che centrano i due aspetti, quello artistico e quello umano di Stefanacci: “L’incontro con una persona è sempre – scrive – per chi lo sa cogliere, un imput creativo per vivere in pienezza la propria dimensione umana, a livello individuale e sociale. Quando incontri Rolando Stefanacci, un uomo e un artista a tutto campo, senti dentro un fluido che ti scuote interiormente, che ti spinge a cercare nel mistero dell’esistere i segni di un modo diverso, antico e nuovo al tempo stesso, di respirare la vita”. E quando non c’è la presenza fisica di Rolando ci sono le smaltate visioni rivelatrici delle sue ceramiche, che ti invitano alla ricerca delle arcane ragioni del vivere. Le sue opere, frutto di un’intensa e profonda attività di riflessione, sia per comprendere la realtà che per comunicarla, trasfigurano in simboli significativi i più semplici fatti quotidiani della vita illuminandoli di luci e colori in perfetta simbiosi con la natura, con il mistero delle sue stagioni, con i raggi del sole e con il chiarore della luna.”
“Ho la fortuna – continua – di vivere ad Agliana, piccolo comune tra Pistoia e Prato, dove Rolando, in spirito di amicizia e con grande generosità, ha donato alcune sue opere, non per vana ricerca di gloria, ma per lasciare una traccia, un messaggio a coloro che le vedranno e sapranno leggerle con cuore puro. Nella vecchia Casa Comunale, a fianco della scala che porta alla sala consiliare e di fronte all’ingresso della biblioteca, si staglia una sua ceramica di circa tre metri e mezzo di altezza e uno di larghezza, racchiusa in una grande e lavorata cornice in noce, nella quale campeggia l’alta figura di un giovane, simbolo del Comune di Agliana (giovane per la sua recente storia anche se con origini rurali medioevali) che nelle mani tiene una bilancia, la giustizia, e una colomba, la pace.

In basso è raffigurata la Casa Comunale e una folla di popolo che vi accorre: il Comune dovrebbe essere una casa aperta alla partecipazione di tutti i cittadini per governare la comunità nella giustizia e nella pace.” Intanto, sotto il loggiato all’esterno dell’istituto Tecnico commerciale “Aldo Capitini”, nella scuola più importante di Agliana, Rolando ha lasciato il segno del suo amore per i giovani e per la cultura. Alla scoperta di questa sua opera, sono stati gli stessi giovani a leggere la ceramica di Rolando che così descrivono nel loro giornaletto ‘Fuori l’inedito!’: l’opera è alta un metro e settanta, i piedi del ragazzo che vi è rappresentato poggiano sulla calotta terrestre nella quale possiamo leggere scene bibliche; quella di destra è, con evidenza, riconducibile alla lotta fra Caino e Abele narrata nella Genesi; quella di sinistra suggerisce invece diverse interpretazioni: qualcuno infatti vi ha visto il popolo ebreo guidato da Mosè verso il monte Sinai per ricercare le tavole della legge; altri il corteo dei pastori a Betlemme in cerca della capanna del Salvatore loro annunciato; infine alcuni, attualizzando la lettura di questa immagine, vi hanno scoperto invece l’umanità che dalle antiche caverne cammina verso il futuro e il progresso.

 

“L’abbraccio” (Collezione privata
Adholph Broderix)

Il ragazzo in piedi, vestito semplicemente e con aria assorta, regge in mano due oggetti: a sinistra il libro della legge divina, a destra una bilancia a significare la giustizia, gli equilibri culturali – storici -religiosi – tra i popoli che, purtroppo, attualmente non sono mantenuti dall’umanità. Il perfetto allineamento dei due piatti rappresenta un augurio affinchè il fragile equilibrio di oggi diventi stabile e duraturo domani. Gli studenti del “Capitini” concludevano così il loro articolo: Speriamo che la presenza di questa scultura nella nostra scuola sia un invito per tutti noi alla lettura della natura, di noi stessi, dell’arte e della vita.”

“Nella cappella del nuovo cimitero ‘Il Giardino’ di Agliana, Rolando ha lasciato un grande messaggio di speranza. Leonetto Tintori, pittore e restaurato-re pratese, conosciutissimo negli ambienti artistici ne spiega il significato:
Stefanacci conferma con queste ceramiche la sua disponibilità verso il rinnovamento e la valorizzazione di profondi sentimenti umani, proponendo una meditazione su valori morali e artistici di fondamentale importanza. Il concetto generale sul quale è basata la decorazione consiste nella serena visione della vita umana, dall’inizio alla fine. Al centro del frontone della Cappella, sul fondo rosso di mattoni, è posto un grande uovo, simbolo di ogni principio di vita: dalla cella bianca scoperchiata esce, neonato, l’uomo. Sulla parete destra dell’interno, slanciata, si erge Eva, profondente numerosi esseri della Terra con naturale prolificità. Di fronte a Eva, sulla parete sinistra, Adamo incede con passo reso sicuro dalla promessa di giustizia affidatogli. Dietro l’altare, sulla parete frontale, la vita al tramonto con l’ombra del legno sacrificale. Lo spirito dei defunti aleggia sulla valle aspirando alla ricongiunzione con l’universo luminoso. Sulla parete d’ingresso il pellicano, simbolo di amore e di sacrificio, conclude l’itinerario dalle limpide tonalità degli smalti”.
“Così, anche in un luogo deputato alla sofferente contemplazione della morte, Rolando ci parla di vita attraverso i simboli di una natura purificata dall’amore, nel suo moto ascensionale verso lo Spirito del Padre che, nel cielo della Cappella, vigila e attende.

 

È il fluido vitale di Rolando che, attraverso la luce rarefatta delle sue ceramiche è e sarà sempre, presente ad Agliana a mvitarci a cercare nel mistero l’armonia della vita”.
Ecco, cercare nel mistero l’armonia della vita: tutta la simbologia che Stefanacci propone nelle ceramiche, nelle sculture e in tempo lontano nelle pitture, tende proprio a questo, a cercare gli equilibri della nostra esistenza attraverso i segreti antichi della filosofia ermetica.

 

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Il magico mondo dei simboli

“Omaggio agli Dei” (travertino e bronzo)

Gli ultimi quattro anni dell’attività artistica di Stefanacci sono disseminati di realizzazioni sia in Italia che all’estero, proseguendo senza cessioni ad indirizzi diversi che non siano quelli da sempre tracciati sulla via della ricerca della conoscenza, in quel mondo infinito e magico dei simboli che segnano poi la mappa che indica la via della saggezza, la possibilità di avvicinarsi il più possibile alla verità in senso assoluto. Anche il professor Marco Rizzonico, nell’indagare nel l’universo ermetico di Rolando Stefanacci scrive: “L’approccio all’arte di Rolando è un’esperienza mistica e il compito di descrivere con le parole il fondamento ditale sentire non è affatto facile. I piani di lettura ed espressione della sua produzione, infatti, si sovrappongono, si confondono e si amalgamano, e pur costituendo un quadro unitario, possono per tali ragioni risultare ostici per i profani. Questa però, come spesso accade relativamente alle impressioni, è una falsa rappresentazione, essendo la risultante di un approccio superficiale ed epidermico, alle opere che incontriamo nel percorso conoscitivo della sua forma espressiva. A ben vedere, infatti, la difficoltà di lettura del messaggio artistico di Rolando, deriva esclusivamente dall’impossibilità di abbracciarne compiutamente tutti i poliedrici sensi, producendo così l’impressione che qualcosa continuamente sfugga”. “Evidentemente, non è questa la giusta prospettiva: i nostri strumenti cognitivi e di analisi si dimostrano, infatti, assolutamente inefficaci nei confronti ditali opere, sonò come scalpelli spuntati, strumenti non affilati, che impediscono all’interprete, al fruitore, di ispezionare i recessi profondi ditale arte. E allora bisogna fare diversi passi indietro, è necessario prendere per così dire le distanze e cercare di osservare le opere che ci troviamo di fronte non con gli occhi o con la mente, ma attraverso il nostro corpo tutto, la nostra non-mente.

Così facendo, è non un desiderio vero il sentire e solo per chi riesce ad assumere un atteggiamento quasi giocoso della percezione, tali opere sussurrano, parlano, cantano, talvolta gridano del la loro compartecipazione al l’universo” “Così, in un istante, il senso di quella che pareva un’ermetica simbologia, appare nitido, cristallino, con tutti i suoi infiniti significati.
C’è tutto, ogni aspetto vi è ricompreso: l’uomo e l’arte, il mondo e il divino ma, soprattutto, il creato. Passeggiando tra le opere, pare di essere in un giardino esoterico e si ha la sensazione che ogni forma della terra cotta, ogni morbida piega della pietra, sia assolutamente perfetta, non potendo in alcun modo essere diversa. Ma v e di più: nel percorrere tale itinerario, osservando ai lati delle opere i sassi, l’erba, le piante, tutto pare plasmato dalla medesima mano e viene da chiedersi, così, semplicemente, come sia possibile che anche quelle creature e anche quella materia sia frutto dell’arte di Rolando. E come nell’allucinazione mistica, che ci porta a comprendere che l’opera nella quale ci siamo appena immersi è all’un isono con la natura, ne è altrettanto ermética, ma come l’un i-verso è altresì semplice e immediata, come se avesse il nostro stesso patrimonio genetico. E in ciò dobbiamo a Rolando la nostra gratitudine, per le perle che ci ha donato.”
“Il risveglio dei simboli – avverte Stefanacci – è il mio risveglio”, a dimostrare quanto la simbologia influisca in tutto il suo lavoro. Ed è su questi simboli che si sviluppa la sua arte, anche e specialmente nelle realizzazioni pubbliche

 

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Un Omaggio per Sant’Agostino a Prato

“Omaggio a Sant’Agostino”
Chiesa omonima a Prato)

Propheta in Patria, Stefanacci viene chiamato nel 1999 a eseguire un monumento per la piazzetta attigua alla chiesa di Sant’Agostino a Prato. E’ un opera monumentale che ancora una volta affonda le sue radici in quella profonda riflessione che è uno dei modi di procedere dell’artista che affida l’esecuzione alla meditazione e, ancora una volta, al simbolo. Ecco come la spiega lui stesso: “L’enorme pietra che sorregge le raffigurazioni è un prodigio di quella fucina di perfezione che si chiama natura. La sua forma vagamente piramidale mi ha subito fatto pensare alle altezze celesti e a quell’evoluzione cui ogni uomo dovrebbe aspirare. La triplice base circolare è anch’essa frutto di uno studio esoterico e nel complesso ho voluto che le misure dell’opera fossero sempre pitagoriche, multipli di tre, numero iniziatico per eccellenza e ovviamente allusivo alla Trinità divina”. Riaffiora, dunque, con particolare evidenza, la predisposizione di Stefanacci agli studi delle antiche dottrine che sono il suo punto di forza per fornire, anche a se stesso, le spiegazioni di straordinari riferimenti fra le visioni mistiche e le dottrine esoteriche. “

 

 
 

 

 

 

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Un particolare del monumento di Sant'Agostino a Prato

Un particolare del monumento
di Sant’Agostino a Prato

E continua: “Il Creatore che ho rappresentato è nel contempo padre e madre; solo nell’alveo ovulare delle sue vesti l’uomo trova rifugio e riconosce la sua fonte. Mentre il mio San Francesco riesce a far progredire l’uomo brutale facendogli conoscere le leggi sublimi della natura. Infine ho scolpito le quattro croci, l’egizia, il tau, la templare e la cristiana, quali simboli del lungo cammino religioso dell’umanità”.
In occasione dell’inaugurazione del monumento Guido Guidi Guerrera scrive su “La Nazione” che “le sculture di Rolando parlano da sole e hanno il potere di evocare i segni spirituali più alti da sempre appartenuti all’umanità, al di là di ogni riferimento a una precisa confessione religiosa”. Non solo i grandi iniziati della Chiesa, infatti, ispirano Stefanacci ma anche i vari Ermete Trismegisto e Paracelso o i filosofi Pitagora e Platone, ma in sostanza tutti i grandi iniziati della storia.

Gli stessi temi ispirativi che si ritrovano poi in un’altra grande scultura in travertino che Stefanacci ha sistemato davanti alla porta della propria abitazione: è alta un metro e settanta e pesa venticinque quintali. Si chiama “Omaggio agli Dei” ed è sormontata da un grande sole in bronzo e reca sul lato anteriore, al centro, i simboli etrusco, egizio, greco e dei Templari; nella parte posteriore i simboli della Massoneria, la croce cristiaìia, il simbolo di San Francesco e dei Rosacroce.
Intanto Rolando Stefanacci conosce un giornalista austriaco, Karl Friedrich Broderix di Munchen che lo invita a modellare e fondere due maniglie per la porta di quercia della cappella di Sant’Anna presso Niederchletrenbach: un ladro, infatti, aveva rubato una delle originali. La Cappella di Sant’Anna, un simbolo dei Vosgi e una stazione di pellegrinaggio, era stata restaurata dopo la distruzione nella seconda guerra mondiale.

La cappella è il luogo di sepoltura di Hans von Droth, maresciallo palatino e castellano nel Benwartoteiss, cavaliere della cavalleria francese, che alla fine del quindicesimo secolo fece di nuovo costruire la cappella tardo gotica, allora consacrata alla Madre di Dio: gli scudieri e i minatori delle miniere di ferro tra Nathwerler e Niederschettenbach, denominarono la casa di Dio con il nome della patrona dei minatori. Accanto al cavaliere Hans von Droth è seppellita anche sua moglie: una targa di pietra arenaria con stemma ed epigrafe lo rende noto.

“San Francesco

Alla porta di quercia a due battenti che conduceva nella casa di Dio, erano fissate due maniglie in bronzo con la forma di due colombi. Lo scultore che le aveva prodotte non era conosciuto, ecco il perché Broderix aveva pensato a Stefanacci, suo amico d’arte e il progetto di affidargli l’incarico a nome di circolo culturale di amici del luogo.Broderix tra l’altro è un grosso estimatore dell’arte di Stefanacci. Lo si evince anche da una sua testimonianza intitolata “Alchimia e alabastro” che così recita: “L’arte di Stefanacci mi è nota fin dall’infanzia. La sua pittura degli inizi, le sue teste di alabastro e di marmo, le figure di bronzo e le sculture di terracotta sono da sempre presenti nella casa dei miei genitòri. Il mio primo incontro con ciò che oggi concepisco come arte, fu la fronte ben levigata di una testa di rozza pietra di fiume.

 

 

 

 

 

 

 

 

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“San Biagio” (Ceramica per
la chiesa di Monteverdi”

Come invitava quella pietra stranamente fredda, a toccarla con le dita! Come al contrario sconcertanti ed estranei parevano la bocca aperta e gli occhi di pietra rivolti al cielo! Ancor oggi questo approccio sensoriale è per me un ingresso nell’enigma sempre rinnovato di Rolando Stefanacci. lnfatti nessuna delle sue innumerevoli opere è manierata art pour l’art. In ogni pietra, in ogni pezzo di terracotta e di bronzo si modella la sua sensibilità per le culture antiche e preistoriche, i suoi studi sulla dimenticata scienza dell’alchimia, la sua ricerca della verità nell’arte contemporanea. Stefanacci è un uomo che ha viaggiato molto nel mondo con un immensa creatività artistica. Nella sua poliedrica opera si trovano, accanto alle forti radici toscane, anche linguaggi dell’Africa e dell’Asia. E là che lui ricerca le antiche sorgenti dalle quali la cultura europea si nutre. Cercando senza tregua e riposando in sé, si reinventa ogni volta. Così dal materiale mutevole crea delle linee e centinature appena scoperte. Pone semplicemente figure e volti in strutture precedentemente incontrate e trova per un attimo sicurezza in una serie di schizzi su un’idea”.

 

 

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La Piscina Romana

 

La piscina romana

La piscina romana

Nel grande parco che circonda le “Querciolaie”, Stefanacci ha da tempo costruito alcune villette con la stessa pietra con cui realizza le sculture, inserite nel verde e “decorate” con le sue ceramiche e i suoi simboli alchemici: ne ha fatto sede per i turisti stranieri e si tratta di luoghi così suggestivi da essere citati e fotografati sulla rivista “Tutto Agriturismo” una guida ai sapori e ai piaceri della vacanza in agriturismi. Sulla copertina è riportata una foto di uno degli interni delle caratteristiche vi I lette con l’i nequ ivocabi le titolo “Atmosfere indimenticabili”, proprio a dimostrare la suggestione dei luoghi. Ed ecco che Stefanacci “partorisce” l’idea di costruire una grande piscina che, ovviamente, progetta a modo suo, legata al contesto ambientale e rievocante le vecchie piscine romane, facendone un altro monumento che porta la sua sigla creativà e dove, naturalmente, inserisce quei simboli che testimoniano la sua costante ricerca nell’affascinante mondo del mistero delle teorie degli antichi filosofi. Non certo una piscina da competizione ma unicamente da relax, coperta e delimitata da archi di sapore classico: attraverso le acque, nel fondale, si staglia una grande figura femminile che il movimento dell’acqua fa muovere con uno straordinario effetto ottico.

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Le ultime sculture di Stefanacci nel contesti della piscina

Le ultime sculture di Stefanacci
nel contesti della piscina

Un omaggio, in sostanza, all’acqua che purifica la materia ed è rigeneratrice delle sue scomposizioni. Con la piscina – afferma Stefanacci – ho reso onore all’acqua in versione pulita con la luna crescente, il sole a darle forza e gli Dei a onorarla. Da lontano, su una colonna, il Padre a osservarla”. Eccola, ancora una volta, l’esemplificazione in chiave esoterica delle forze primordiali della natura, nella specie in quell’acqua che Stefanacci ha “onorato” con tante piccole e grandi fontane, alcune delle quali collocate proprio davanti alla piscina insieme ad altre sculture che costituiscono l’ultimo qualificante lavoro dell’artista. Fra esse una alta quasi due metri su una base di tre a cui Stefanacci ha dato il nome di “Fontana del mondo”, in travertino e onice. Nella parte anteriore onora i sette pianeti relativi ai sette giorni della settimana e ai sette colori dell’iride; ai lati geroglifici che vogliono significare la regalità che esercitano nell’umano, animale, vegetale e minerale.

 

La parte posteriore, realizzata con un onice ormai introvabile, è costituita da una cascata di segmenti che rivelano la sua maestria nell’arte naturale. Nello stesso periodo Stefanacci realizza due grandi
ceramiche, una raffigurante San Francesco e destinata a una chiesa in Germania e un’altra, raffigurante San Biagio, una grande figura alata che viene collocata nella chiesa del Santo nel Comune di Monteverdi dove già si trovano numerose altre ceramiche e bronzi, come “L’amore per la giustizia del paese” collocata su un muro esterno all’ingresso del paese, un omaggio ai Carabinieri, bronzo dal titolo “Il sacrificio dell’Arma”, bassorilievi in ceramica nelle sale del Palazzo Comunale.
Intanto in quella che lui chiama la “cambusa” ma altro non è che il forno dove cuoce le ceramiche e il laboratorio dove taglia e modella le sculture di pietra e di marmo, nascono nell’ultimo periodo alcune grandi e piccole sculture che trovano linee e forme diverse, più aerodinamiche che vengono collocate nello spazio antistante la piscina, una sorta di esposizione del suo lavoro che col tempo – frutto di nuove ricerche – propone immagini raffinate fra le quali campeggia, in travertino, “Nut” la grande Madre del Cielo che protegge il “doppio” e contribuisce a creare l’animico. Nel contempo alcune sue opere vanno ad arricchire collezioni all’estero: “La donna del mondo” in travertino in Svizzera, una “Figura di saggio” in alabastro in una collezione della Scozia e diverse ceramiche raffiguranti figure femminili in Germania.

 

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L’esposizione di Bruxelles

Nell’agosto del 2002 Rolando Stefanacci viene invitato ad esporre le sue sculture nella sede del Monte dei Paschi di Bruxelles che cerca di conciliare l’aspetto prioritario della finanza con quello della cultura divisi, di fatto, da una profonda dicotomia, mettendo a disposizione le sale di accesso alla clientela che può così intrattenersi mentre aspetta il proprio turno, stimolata da un percorso culturale. Ma con possibilità di attrarre nell’istituto bancario non solo i clienti ma anche chi si senta attratto dall’esposizione culturale. La mostra è visibile durante l’orario di apertura della banca. Stefanacci vi colloca una serie di piccole e medie opere in travertino che riscuotono un grande successo. Hanno tutte titoli che si
legano anche alla sua ricerca alchemica, come “Padre Solare”, “La gocda creatrice”, “La creatività della materia”, “Il vaso alchemico”, oltre a soggetti non simbolici come “Le amiche”, “La cavalla marina”, “Padre efiglio”, “La primavera”, “L’estate”. Ma l’opera che in qualche modo identifica la produzione e offre addirittura sottotitolo alla mostra è “Il Padre dell’Eternità” una sorta di stele dal un valore altamente simbolico che riunisce nei vari strati i momenti particolari che attraversa l’uomo per giungere alla conoscenza. Una riproduzione in scala maggiore di questa piccola scultura Stefanacci l’ha collocata nel parco delle “Querciolaie”, che diviene uno dei simboli più cari all’artista insieme al grande bronzo “L’alchimia degli elementi” che troneggia su un basamento davanti alla villa e “L’omaggio agli Dei”, tutte opere cariche di significati che affondano nella misteriosofia

 

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