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"L'amore
per la giustizia del paese" |
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Quando Stefanacci ha scelto il paese di Monteverdi per i suoi “ozii creativi”, ha valutato le fonti di ispirazione che poteva porgergli questo ambiente, invaso in gran parte dai boschi e dalla macchia mediterranea e che si affaccia sulla pianura
del Cornia dove ancora resistono tradizioni contadine e strutture tipiche del Medioevo. Un paese, cioè, a dimensione di vita e quindi ideale per farne il luogo delle proprie meditazioni. Stefanacci, solo apparentemente solitario, si inserisce nella vita del paese di adozione che lo accoglie e ne fa in un certo senso l’artista onorario di Monteverdi anche perché egli dimostra la sua disponibilità a lasciare tracce del suo lavoro nel tessuto urbano del luogo. |
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| Veduta di
Monteverdi. |
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In un habitat che evoca ricordi antichi e propone alla vista del visitatore ruderi di grande suggestione, come la Badia di San Pietro in Palazzuolo sulle pendici di un poggio, o il ponte della Vecchia Miniera sul Riotorto, e nello stesso tempo mantiene un eccezionale equilibrio ecologico nei boschi popolati da ogni tipo di animale, dai cinghiali ai caprioli, ai mufloni, agli scoiattoli, ai tassi.
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La prima scultura di Stefanacci viene collocata nei pressi della Caserma dei Carabinieri e riproduce, in bronzo su alberese, il “Sacrificio dell’Arma”, una grande figura che “contiene” i simboli della fedeltà e della giustizia.
E’ il primo approccio concreto tra l’artista e il luogo ormai deputato ad accogliere i suoi lavori con un’operazione voluta innanzitutto da lui stesso. Dalla sua generosità, ma anche dal desiderio di legare il proprio nome ad un ambiente storico, rurale, che ha tutte le caratteristiche per conservare i segnali della sua arte, strettamente legata alla natura e che dalla natura prende linfa, nell’ispirarsi ai significati simbolici che la percorrono in lungo e in largo e che danno senso compiuto all’opera.
Le lunghe ricognizioni negli anggli più suggestivi del paese, la presa di coscienza anche delle esigenze legate a fatti e avvenimenti della vita del paese stesso, giungono ad una proposta globale.
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"Il
sacrificio dell'Arma" |
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"Il
nonno" (1985) |
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Poi il legame tra il comune e l’artista si concretizza con la donazione di numerose opere, già installate e da installare; donazione che viene accolta dal consiglio comunale. Stefanacci entra così di diritto nella storia del paese, incrementandone il patrimonio artistico e culturale. Non ci sarà praticamente angolo che non ospiterà i lavori artistici di
Stefanacci, alcuni dei quali, per lo più bassorilievi in ceramica, si trovano collocati nella sede del Palazzo Comunale, nelJa stanza del Sindaco, nella Sala Consiliare, sulle scale. Un grande bassorilievo raffigurante “L’Amore per la Giustizia del Paese” è posizionato all’esterno, all’entrata del paese, quasi a costituire un “segnale” di riferimento di quello che sarà poi un vero e proprio percorso artistico della sua opera.
Numerose altre opere andranno ad arricchire il paese: un monumento ai caduti da porsi nel centro storico, due fontane da collocare una nella piazzetta della torre, e l’altra nella “Vasca del Peso a Canneto; una lapide-monumento ai caduti, nell’area del cimitero comunale di Canneto. Per un castello di Canneto una scultura in bronzo su pietra da porre nell’interno e altri bassorilievi in ceramica per l’arco della porta di ingresso. Infine una commemorativa della inaugurazione della centrale geotermica
dell’Enel.
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Alcune
ceramiche all'interno del Comune di Monteverdi. |
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| "Pensieri" |
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Si chiama “Metamorfosi” una delle ultime sculture di Stefanacci, ed è l’emblema di un cambiamento radicale del suo lavoro giunto, ad una straordinaria quanto imprevedibile sintesi, con l’abbandono degli schemi classici e la scoperta dell’astrazione con i consueti strumenti simbolici: la squadra, il compasso e il filo a pendolo. Stefanacci è giunto alla conoscenza per trasformare la materia: nella pietra serena, nel travertino e nell’alberese modella forme sferiche, tondeggianti, dove le immagini non sono più visive ma costituiscono un movimento di sintesi della materia.
Salendo lungo il viale di accesso alla villa, una lunga serie di sculture fiancheggia il lato destro, formando un ideale percorso che in un certo senso segna le tappe dell’evoluzione artistica di Stefanacci:
le piccole fontane in pietra con strani pesci bronzei, donne simboliche, figure di bronzo che si stagliano su fondi di pietra, volti sbozzati nell’alberese. Salendo verso il laboratorio, le prime sculture della nuova ricerca, di un bianco livido, levigatissime che evidenziano le tracce di un lungo lavoro di rifinitura tale da renderle di una straordinaria purezza, ma dove ancora “resistono” quei segnali simbolici a cui Stefanacci fa continuo riferimento.
Perché è, sì, cambiata la forma, ma rimane intatta la sostanza dell’idea; come nello “scontro degli opposti,” nella cui centralità si staglia l’occhio della divinità nel triangolo magico, accenno alle antiche dottrine filosofiche che sono le chiavi di lettura della sua ricerca.
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| "Formazione
androgina" |
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Il suo lavoro si indirizza in una dimensione circolare, nella sfericità, con il ricordo che tutto nasce nella magia del cerchio, secondo le scienze degli iniziati. Una “Maternità” dalle linee ancora classiche, se pur accennate, dove la donna circonda con le braccia un bambino lunare; la “Donna con un seno solo” che dà vita al movimento, ma non si corrompe; un grande “Cuore sanguinante” che diviene simbolo dell’amore infranto.
La produzione di Stefanacci in questo ultimo periodo è incredibile per quantità ed inventiva.
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"Creatività"" |
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| La
Rinascita (1960) |
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Dalle sue mani nascono sculture, anche di grandi dimensioni, ispirate sempre e comunque alle idealità del suo percorso
iniziatico, che si svela anche nei titoli: “Fatica di movimento”, “C reatività”, ed il richiamo alle forme primigenie della vita con “Il figlio
legato alla madre”, “Formazione androgina”, “Embrione”, “La madre del mondo”, “Parto faticoso”. O una semplice “Maternità” scolpita nella pietra, dove l’idea, l’accenno della madre che stringe il bambino, è realizzata con pochissime curvature che definiscono l’immagine con strao4iinaria emozione. E altrove il richiamo ai malesseri della nostra esistenza: L’urlo della bestia”, “La bestia”; per giungere poi alla meditazione: “Pensieri o “Il vecchio che si rigenera”.
Ma intanto, riprendendo un filone creativo che in passato lo aveva portato a creare piccole fontane in pietra decorate con il bronzo, Stefanacci amplia
il raggio di questa sua indagine, e si propone come vero e proprio costruttore di fontane da arredamento per ambienti particolari. Nascono così le fontane del “Cigno”, del “Delfino”, degli “Elementi” e della “Tartaruga”, opere che gli procureranno la commissione di una grande installazione per la piazza di un centro residenziale di Sidney in Australia, un’opera monumentale che rappresenta il quaternario, i quattro elementi che si contengono l’un l’altro in forma squilibrata. |
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| "Marziana" |
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E il messaggio di Stefanacci varca l’oceano, per lasciare importanti tracce di sé in una nazione in continua crescita, che dimostra di apprezzare il lavoro di questo geniale scultore toscano, così tanto che un museo australiano sta trattando per la collocazione di alcune sue sculture in forma permanente.
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| "La
madre del mondo" |
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| "L'alchimia
degli elementi" |
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Meglio star svegli
per capire,
che dormire
per sognare…
Beato chi attraverso
la terra
si riconosce
figlio del cielo…
chi non si è spaventato
alle paure della vita
non può avere
timore di quelle
della morte…
Rolando Stefanacci |
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| "Lo
scambio degli opposti" |
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| "Fatica
in movimento" |
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Nella geometria e nell’architettura del parco e del bosco, dove le opere di Stefanacci vivono come in un grande museo all’aperto, c e sempre un disegno mentale, simbolico, un tracciato ideale, che in sostanza è quello dell’uomo alla ricerca di verità assolute. Un uomo che riversa ora le sue inquietudini, ora i momenti di felicità, in queste sculture multiformi che nascono con incredibile ritmo, nonostante le difficoltà anche tecniche nel lavorare un materiale tenace, resistente alla mano dell’uomo. Eppure Stefanacci, e lo confida con estrema semplicità, sostiene di non sentire affatto la fatica fisica.
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| "Cuore
sanguinante" |
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| "La
fontana del cigno" |
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Probabilmente perché è sorretto e stimolato da quella sete di ricerca anche spirituale che assorbe tutti i suoi pensieri e lo fa vivere in uno stato di felice creatività. Il luogo che ha scelto per lavorare e meditare, affogato nelle colline a un passo dalla Maremma toscana, e l’ideale per agevolare la sua spiritualità. E’ un luogo di silenzio (ma “chi ha conoscenza -dice Stefanacci- non soffre la solitudine”) ed egli raggiunge la “sua” verità non con le parole, ma ascoltando proprio il silenzio. Le sue “massime”, sparse un po’ dappertutto in casa e nel laboratorio, indicano il carattere meditativo di Stefanacci che proprio attraverso la meditazione crea queste sculture che oggi sono completamente trasformate nella forma e nell’idea, aeree e lunari, germinate da una spinta di rinnovamento che comunque è soltanto frutto di un viaggio attraverso la propria anima. |
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| "L'urlo
della bestia" |
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| "Maternità" |
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| "La
fontana del Delfino" (particolare) |
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